Vallanzasca

sabato, febbraio 5, 2011

Antieroe o criminale? Come sempre è difficile distinguere, e quando si tratta di un potentissimo mezzo di emulazione come il Cinema, è davvero scomodo scegliere. Nella pellicola di Michele Placido la scelta è stata probabilmente a favore del primo termine. Non che non si delinei la figura di René come criminale, ma la storia non racconta di un bandito, non racconta delle sue donne, non racconta della sua batteria, non racconta altro che un uomo dal carisma e dalla personalità così interessantemente strafottenti ed intrepidi, che ne valeva la pena raccontarla, ché alla base di ogni buona storia c’è un buon (nel senso letterario) personaggio. Che poi il personaggio sia una delle tante pagine buie del nostro paese questo, purtroppo, non fa parte del discorso artistico. Tocca in effetti lasciare da parte le illazioni e gli allarmismi sulla figura negativa che, ritratta sul bel viso di Rossi Stuart, è facilmente prestabile al desiderio di replica nella vita reale da parte di chi in questa vita, però, già è sbandato di suo. Insomma, un tranquillo ragazzo difficilmente vedendo il fim prova il desiderio di compiere un rapimento o una rapina. Bravissimo Kim Rossi Stuart, mai troppo convincente Placido alla regia, anche se il film scorre; raccontata una storia che  non voleva essere raccontata, ma solo essere il prologo per il viso, gli sguardi, le parole, l’ironia, l’intelligenza del personaggio. Lui ne esce bene, lo spettatore ammira, ma credo che poi, facilmente, dimentichi di ricordare di aver visto il film. Io avrei preferito un dettaglio storico maggiore, un interesse per il contesto e il contorno della personalità di Vallanzasca. Dunque sono contento, ma non credo che comprerò il dvd del film.

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Maxxi

sabato, gennaio 15, 2011

Intelligente l’idea del nome, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, dunque MAXXI. Ho avuto poco tempo ma è stato stuzzicante: mostra sullo Spazio, fotografie del cantiere dell’edificio del MAXXI, progettato da Zaha Hadid, e visione sul pensiero e l’opera di Pier Luigi Nervi.

In effetti ciò che colpisce di più è quasi l’edificio, un labirinto accogliete e con percorsi che si possono scegliere o che scelgono te, ma senza una definizione precisa. Lo Spazio come contenitore e contenuto, soggetto ed oggetto, paradigma individuale, sociale, mentale, sensoriale, insomma in tutte le forme e le provocazioni. Una mostra discreta, da gustare, ma non da ricordare con particolare accento, secondo un totale ignorante come me. Suggestiva nei limiti, pochi ricordi sconcertanti, ma l’importante in questi casi è che le immagini delle opere ti entrano nella retina, perché nell’infinito ritorno di tutto hai arricchito la tua anima di un nuovo punto vdi vista, e quando meno te l’aspetti una di quelle opere tornerà fuori da me e mi regalerà un link inaspettato e gustoso, magari comprendendo meglio qualcosa d’altro. A questo servono le mostre, a questo servono gli spazi d’esposizione, a regalarti la tua interiorità, o meglio, a darle schiaffi d’ombra e parole. Per sentire di più, tramite il fuori, cosa hai dentro.


Genuta #36

venerdì, aprile 10, 2009

genuta logoNuova puntata, con un importantissimo punto di svolta: Genuta è di fronte ad un muro che la separa dalla radura dove il suo destino avrà la sua forma, ma il prezzo da pagare è altissimo…

I vostri occhi vi ringrazieranno


Genuta #34

mercoledì, febbraio 25, 2009

genuta logoLa nuova puntata del mio romanzo d’appendice:

in questa, Genuta è sola con la sua energia e la sua rabbia, decisa ad arrivare alla radura, ma i ricordi della sua infanzia non la lasciano, mentre il bosco intorno a lei…

I vostri occhi vi ringrazieranno.

Vi stimo


Genuta #33

lunedì, febbraio 9, 2009

genuta logoAmici e fan, la storia del mio romanzo a puntate si fa più intensa:

Genuta ha un grande cambiamento, e la radura è sempre più vicina. Chi mente tra Garco e Ramon?

Leggete, leggete: i vostri occhi vi ringrazieranno.

Come sempre, il link del mio sito è il primo in alto nel menù a destra del blog.


Anime e soldi

domenica, gennaio 25, 2009

Vi dicevo di The millionaire e di Sette anime, rispettivamente di Danny Boyle (Trainspotting, The beach) e del nostro Muccino che, giustamente, è andato in America per essere un po’ più apprezzato anche se, così facendo, mi sembra si sia dovuto piegare alle leggi dell’Industria americana, così diversa dalle pretese autoriali italiane, come dicevo un paio di post fa.

Dunque, The millionaire tocca una delle mie più viscerali sensazioni, quella che il mondo intorno a noi ci parli per indicarci una strada da seguire, che non è in effetti nel senso di Fato, come invece dichiaratamente sostiene il film, ma più un “hei, guarda che dovresti andare di qua” e se tu segui l’indicazione bene, altrimenti prima o poi ti accorgerai che hai fatto male (vedi La profezia di Celestino e L’Alchimista). Però il film mi tocca lo stesso, e mi elettrizza vedere come il mondo del povero ragazzino-cane degli slums indiani (traduco solo il titolo inglese),  viene completamente ribaltato da una serie di eventi concatenati e ripercorsi nel ricordo del ragazzo arrestato per sospetta truffa, fino ad arrivare alla domanda da 20 milioni di rupie, che è molto più di una vincita in denaro, piuttosto è il simbolo di un amore voluto fino quasi alla morte, e sullo sfondo il simbolo del riscatto delle migliaia di poveri che vincono moralmente con il ragazzo. Il ritmo, il sincero amore, l’emozione di scalare anche noi verso i milioni, la commozione di vedere a fine film la risposta alla domanda posta ad inizio film, solo per gli spettatori, e che ci regala la chiusura della cornice narrativa ed emozionale, il tutto in un India che siamo sempre abituati a vedere come balletti e musical della Bollywood sempre più quotata in Occidente (ed in effetti il balletto c’è, ma è fuori dalla cornice narrativa, come a dire che sono sempre Indiani, con le loro bellissime tradizioni), tutto ciò mi è garbato parecchio, ecco.

Sette anime invece è ciò che pensavo, un nuovo film di Will Smith che ha assoldato l’artigiano Muccino per ricreare la magica formula de La ricerca della felicità (che ho amato più di questo). Dunque della mano italiana di Muccino c’è poco, ma di quella magia è stata in effetti ricreata la sensazione che questi due uomini sappiano guardare bene dentro gli uomini comuni, gli anti-eroi di tutti i giorni, per donare alle loro vite la giusta e meravigliosa grandezza. Quella della vita semplice, di chi si scontra con la sopravvivenza, i sensi di colpa, la strada e la pioggia. A Will Smith nulla da dire, è bravissimo come sempre; a Muccino nulla da dire, il suo mestiere lo fa bene, e mi sembra proprio di vederlo a cogliere i movimenti, gli sguardi, i dettagli del grande attore con la sua macchina a mano, ed il sapiente scomparire per regalarci il piacere di una visione ravvicinata ma discretamente invadente.

Ottimi tutti e due, e meno male, avevo bisogno di ossigeno filmico.

A presto.


Genuta #9

sabato, luglio 26, 2008

La nuova puntata del mio romanzo d’appendice è on-line: si tratta della prima puntata inedita, il vecchio blog si era fermato a quella precedente.

Prosegue l’avventura di Genuta, imprigionata in una gabbia senza sbarre in un villaggio sperduto e adiacente ad un inquietante bosco. La ragazza è sordomuta e deve affrontare un costante senso di pericolo che dall’inizio del romanzo si concretizza in attacchi soprannaturali contro di lei. La comunità con cui viveva l’ha abbandonata a seguito di un evento misterioso che l’ha resa la vittima sacrificale di tutta la comunità. Sola e sempre attenta a non soccombere, ora Genuta è stata raggiunta dal suo amico d’infanzia Ramon, che forse sa qualcosa sul suo futuro, e sulla possibilità di combattere le forze che la minacciano. C’è un pozzo dietro la casa presso il quale Ramon deve adempiere ad un obbligo…

Per commenti c’è il blog e la mia mail (andrea@andreaorlando.name), come sempre il romanzo è pubblicato sul mio sito: www.andreaorlando.name, sezione scritti–>romanzo a puntate Genuta. Buon lettura!

andrea