Maxxi

sabato, gennaio 15, 2011

Intelligente l’idea del nome, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, dunque MAXXI. Ho avuto poco tempo ma è stato stuzzicante: mostra sullo Spazio, fotografie del cantiere dell’edificio del MAXXI, progettato da Zaha Hadid, e visione sul pensiero e l’opera di Pier Luigi Nervi.

In effetti ciò che colpisce di più è quasi l’edificio, un labirinto accogliete e con percorsi che si possono scegliere o che scelgono te, ma senza una definizione precisa. Lo Spazio come contenitore e contenuto, soggetto ed oggetto, paradigma individuale, sociale, mentale, sensoriale, insomma in tutte le forme e le provocazioni. Una mostra discreta, da gustare, ma non da ricordare con particolare accento, secondo un totale ignorante come me. Suggestiva nei limiti, pochi ricordi sconcertanti, ma l’importante in questi casi è che le immagini delle opere ti entrano nella retina, perché nell’infinito ritorno di tutto hai arricchito la tua anima di un nuovo punto vdi vista, e quando meno te l’aspetti una di quelle opere tornerà fuori da me e mi regalerà un link inaspettato e gustoso, magari comprendendo meglio qualcosa d’altro. A questo servono le mostre, a questo servono gli spazi d’esposizione, a regalarti la tua interiorità, o meglio, a darle schiaffi d’ombra e parole. Per sentire di più, tramite il fuori, cosa hai dentro.

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buongiorno!

giovedì, gennaio 13, 2011

che ci si possa trovare all’inizio del giorno con un obiettivo di traguardo anche solo di un impercettibile movimento di labbro più in alto di quello del mattino


e questo mi piace sempre tanto, da anni.

giovedì, gennaio 13, 2011

Quando vuoi vedere un bel film…

giovedì, gennaio 13, 2011

..è la volta buona che non ci riesci. Stavolta parlo de “La bellezza del Somaro”. Vuole essere profondo, vuole farti sbellicare con battute che solo perché dette da bravi attori non ti irritano fino all’inverosimile, ma solo un po’. Storia surreale, intenzione di veicolare così i temi della noia, dell’evasione da un vita che non senti viva, del bisogno di attenzione, dell’incomunicabilità, della follia (ma chi è veramente pazzo) etc etc… Tutto ciò è stato raccontato meglio da molte altre pellicole, con poesie diverse che non richiedono un asino, un biberon, un quadro di vagina, un pitone e un non-attore-santone-vecchione. Non arriva nulla di particolare, e se arriva è scivolato sulla mia pelle come olio su acqua.

E allora American Beauty, e Il grande freddo, e Juno? Non lo so. Dicono che fa sbellicare dalle risate, pure.

Ci penserò sopra un secondo in più… no, l’esplosione di Castellitto riassumente la frustrazione del piccolo uomo accannato e il bisogno della piccola Lolita di ricevere uno schiaffo non hanno salvato minimamente il mio disagio nel vedere una pellicola che vorremme mandarmi disagio e non ci riesce.

Spero in Woody Allen.


E se poi si cambia

giovedì, gennaio 13, 2011

Più di un anno dall’ultimo post. E se poi le cose cambiano, e se il mondo gira, e se ti sembra che si sia fermato, e se ti accorgi che tanto è cambiato, e se non capisci più nulla? Verso la condizione più pura dell’uomo, c’è un’infinità che non ha fine, e proprio questo è il bello, credo. Si ci credo. Ci credo? Ci credo.