Gran Clint

mercoledì, aprile 29, 2009

Lui è uno dei nomi che rimangono scolpiti nella memoria di tutti, con il cappello e lo sguardo di ghiaccio.

Da qualche anno è ormai un vegliardo che mantiene il fascino di tempo fa ancora intatto, e dunque la sua fisicità lo rende il perfetto stilema dell’attore: immortale. Lui lo sa e dunque spesso, oltre a dirigere, dirige sé stesso.

Delle sue qualità immagino che nessuno, addetto ai lavori o meno, possa dire qualcosa di negativo. Può non piacere, certo, ma la qualità trasuda, è innegabile.

Nel nuovo film prima bisogna sapere che Gran Torino è un’auto del 1972 della Ford, fabbrica presso cui l’anziano protagonista ha lavorato per tutta una vita, spezzata dalla parentesi rossa della Guerra di Corea. Il signore è un burbero (magnifici i grugniti con cui commenta le situazioni immeritevoli di giudizio intorno a lui), solitario ed isolato dalla famiglia opportunista, che vive in un quartieraccio quasi del tutto riempito da stranieri. In particolare, accanto alla sua villetta a schiera una famiglia Hmong, etnia asiatica della Cina, lo disturba per la semplice, sporca presenza, le abitudini ed il chiasso. Suo enorme malgrado, però, l’avvicinamento ad un ragazzo della famiglia, e poi a sua sorella, lo costringe a rivivere, e dunque a fare i conti, con il suo passato di combattente, in quella guerra che lo ha spezzato come una marionetta, costringendolo a ricoprirsi di una patina di odio e misantropia per mantenere insieme i pezzi. Quando cade la patina, i pezzi sono liberi di sciogliersi in una catarsi meritata. E quei “musi gialli” diventano gli amici che da anni non esistono più.

Come non troppo di rado mi capita di assistere, una trama semplice che attraversa un percorso chiaro si avvicina alla poesia che, sempre, dovrebbe veicolare il cinema. Questo accade però solo se la regia è sapiente e se chi guarda il film prima di noi dentro la sua testa sa esattamente come dosare le emozioni. Questo è mestiere e sensibilità. Che poi il tema del pregiudizio animoso ed animato che lascia il posto alla comprensione e alla scoperta di essere più vicini di quanto si pensi, che questo sia un tema stra-descritto, fa sempre piacere vederlo raccontato come si deve.

Giudizio stretto: da vedere, anche se non da dvd, per non riuscire ad accendere emozioni violente (in senso ampio, leggi che rimangono dentro per giorni e giorni, non la semplice violenza dei pugni e dei lividi) dentro chi guarda.

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abbasso le formiche

sabato, aprile 18, 2009

cicale ma mica poi tanto

Ether Parisi – Cicale


Genuta #36

venerdì, aprile 10, 2009

genuta logoNuova puntata, con un importantissimo punto di svolta: Genuta è di fronte ad un muro che la separa dalla radura dove il suo destino avrà la sua forma, ma il prezzo da pagare è altissimo…

I vostri occhi vi ringrazieranno