autori e Autori

Dunque, il 30.11.08 ho visto “Solo un padre”, il 23.12.08 (quasi un mese dopo, come sono caduto in basso dai bei tempi in cui vedevo tre film a settimana!!) ho visto “Come un uragano”, e non ne avevo parlato su questo spazio di pensiero , dunque non avevo riflettuto molto su di essi, ché il blog è proprio per me l’occasione di fermarmi e riflettere.

In effetti c’è poco da dire: “Come un uragano” ripropone la coppia Gere-Lane ed è un drammone sulla ritrovata voglia di innamorarsi di un chirurgo con un brutto errore alle spalle ed un’artista con un ex-marito che vorrebbe tornare da lei pur avendola tradita. Insieme si amano e poi pianti…di già visto c’è quasi tutto, e comunque c’è da dire che, come sempre, i prodotti americani di questo tipo sono proprio ben confezionati. Perché? E’ semplicissimo: in America i film di solito ripropongono una struttura consolidata da decenni, con regole e tempi precisi e oliati alla perfezione, dove la figura dell'”Autore” che sa tutto non esiste, ma esiste l’industria che sforna belle pellicole con cast, fotografia, paesaggi e qualità recitative altissimi. Ad avercene, dico io.

“Solo un padre” invece mi è proprio piaciuto: Argentero è bravo, cioè ti dimentichi di vederlo recitare, e regge tutto il film, le lacrime ci sono ma non si cade mai nel patetico, pur sfiorandolo, la sincerità sembra colorare timidamente la pellicola, ma almeno c’è, e questa storia di padre è tenera al punto giusto. Perché? Credo che, vicino alla struttura americana, in questo film il regista Luca Lucini sottometta le manie di grandezza degli Autori italiani alla voglia di calibrare bene un prodotto che potrebbe venire tranquillamente una ciofeca al pari delle altre prove italiane in generale. Guarda caso qui non ha infilato Scamarcio; che abbiano sciolto l’obbligo contrattuale?

Se i nostri pomposi Autori ricordassero di essere “solo registi” e non Dei forse avremmo molti più “solo bei film” piuttosto che “solo pallosi testamenti d’Artista”. Non che in America non ci siano questi begli omoni dalla barba lunga e dall’Ego infinito, ma lo spazio che hanno è più ai margini di un sistema che, se vuole fare soldi, deve smetterla di darne milioni a chi guarda la vita in modo criptico ed anacronistico. Poi, per carità, se questa visione rende al botteghino, allora è giusto che si facciano questi film. Ma se non va non va, è inutile coprire il denaro male investito con la scritta “questo film è stato riconosciuto interesse culturale”

E vabbè, mi sono rifatto con il nostro muccino in America e con Danny Boyle in India, fra poco vi dico…

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