Wall•E for president e Bruciate dopo aver letto

Eccoci qui, a godermi il ragionamento che vi riporto su due film che ho visto nei due giorni passati: Wall•E e Burn after reading. Due parole solo su quest’ultimo, ché in realtà non ci sono particolari note sensazionalistiche da scrivere; è un film dei Coen, per chi li conosce (Fargo, Fratello dove sei, Non è un paese per vecchi, ma soprattutto, l’immensamente geniale Il Grande Lebowski) e dunque vi deve piacere il genere dei fratelli. Genere “paraculo”, anche se infinitamente più sottile del Santa Maradona nostrano, ammiccante, con storie che sono sempre non-storie, che ti portano fino ad un certo punto e poi ti ci lasciano senza dirti nulla, e se non capisci in tempo che devi seguirli tra le righe definisci il film una zozzeria. Ecco il genere. Dunque, se vi piace crogiolarvi in una presa in giro intelligente della spy-story con delitto, ve lo godrete; se invece volete passare una piacevole serta senza pensare a nulla, non vi piacerà, come non vi piacerà il ruolo da imbecilli dei due belli protagonisti. Io sapevo cosa andavo a vedere e non sono rimasto deluso. Ho ridacchiato, i miei occhi sono stati contornati dalle rughette piacevoli del medesimo ridacchiare, e mi sono goduto l’oretta e mezza. Punto.

Ma non vedo l’ora di parlarMi del capolavoro dell’anno probabilmente (dunque…fatemi pensare cosa ho visto di bello nel 2008…si, è probabilmente il miglior film, Across the universe l’ho visto a Novembre 2007). Arrivati a questo punto della tecnologia digitale è inutile parlare del “come è reale”, del “ma come hanno fatto”, del “ma guarda cosa sono arrivati a fare con il computer” etc…; Wall•E è poesia. E poi film. Piccola parentesi però: questo è il primo film dove davvero, per una frazione di secondo, ho creduto di stare vedendo un robot in ferro e cingolato ripreso da vera pellicola, e non una riproduzione, anche perché i movimenti della macchina da presa virtuale simulano le imperfezioni e le sbavature di messa a fuoco della macchina da presa reale.

Cosa fa grande questo film: la tenerezza del personaggio la ritroviamo in tutti i film disney in fondo, ma Wall•E è diverso, perché, forse merito del contrasto umano-robotico, ha una serenità che circonda la tenerezza che riesce ancora di più ad entrarti dentro; ti sembra un bambino ma anche un uomo. Il tutto in mezzo ad un pianeta terra completamente deserto e sommerso dai rifiuti, dunque un futuro verso cui sappiamo tutti di andare incontro, e senza rimedio a meno che non schiattano tutti gli uomini al potere del cosiddetto mondo occidentale (ahi ahi, che tragedia, davveeeeero). Un robot umano lasciato lì da quegli umani che hanno distrutto la loro casa, e che pazientemente riassetta, comprime, incasella. Ma si sente solo, ed ha diritto o no anche lui alla sua Eva, chissà che non risistemano tutto ricominciando da capo. Che vuol dire poesia in un film, vuol dire che questo ti parla molto di più di quanto te stesso riesci a fare, e molto meglio di professori e documentari, perché la poesia è vero che è in ogni cosa, ma la devi cercare, cercare bene a volte, e sempre più spesso, e poi la mostri. Ma ci deve essere qualcuno che poi la comprende, altrimenti rimane una noia, perché nel film non si parla quasi mai (e ricordiamoci che il Cinema è nato muto). E invece la poesia è nel magazzino così preciso di Wall•E, nello stesso nome Wall•E pronunciato da lui stesso (uso il pronome personale perché non è una cosa, ma è l’uomo che ogni uomo dovrebbe essere in parte), in un verde in mezzo al marrone, in un insetto a cui basta il suo amico, in uno stare in piedi dopo centinaia di anni di pigrizia (dai che non ci arriveremo prima di 700 anni, visto che ormai si va a fare la spesa a cento metri da casa con il suv e si fa lo squillo invece di citofonare per scendere), in uno scatafascio che un cartone animato colora solo in modo diverso ma che è già di fronte a noi.

Spero solo che prendersi per mano ritorni ad essere lo scopo di una vita. In fondo lo dicevano anche i Beatles, e non ditemi che sono solo scarafaggi, come non ditemi che Wall•E è solo un cartone animato.

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