Miracolo a Sant’Anna

Come al solito anche per temi e aneddoti di sensibilità italiana è sempre l’America a fare da maestra.

Il 12 Agosto del 1944 a Sant’Anna, frazione del comune di Stazzema (LU), 560 innocenti, la maggior parte donne bambini ed anziani, vennero orrendamente uccisi da quattro reparti delle SS tedesche. Gli uomini del paese erano fuggiti nei boschi sapendo che civili inermi non sarebbero stati toccati ed invece la follia tedesca fu impietosa e tremenda. I corpi vennero poi bruciati. La Procura Militare di La Spezia condanna nel 2005 dieci ex SS colpevoli dell’eccidio, confermando che l’episodio è da inquadrare nell’ambito dell’atto terroristico, premeditato e senza l’intenzione di rappresaglia per le azioni partigiane, che in quel luogo erano state minime, essendo anche Sant’anna una “zona bianca”, cioè adatta per accogliere gli sfollati (vedi Wikipedia).

All’inizio del film basato su questo evento, che ho avuto il piacere e l’onore di vedere, Spike Lee inserisce un breve messaggio che distingue la storia, basata sul romanzo omonimo di James McBride, come ispirata agli eventi storici ma innestata di elementi fittizi aggiungendo che, come stabilito dal Tribunale Militare, il movente dell’eccidio è da considerarsi nella sola volontà nazista di sterminare la popolazione, senza riferimenti ad azioni partigiane particolari che nel film vengono suggerite. Detto questo, l’ANPI (Assoziazione Nazionale Partigiani d’ Italia) ha comunicato che il film è del tutto valido in quanto occasione di riportare alla memoria momenti dell’Italia patriottica e storica.

Questa breve precisazione per inquadrare il film che vi consiglio assolutamente, Miracolo a Sant’anna di Spike Lee. La storia è focalizzata sulle azioni di un gruppo di soldati afroamericani della 92ª divisione Buffalo che combatterono lungo la linea gotica. Non vi racconto la trama, è una cosa che odio e non credo che serva a nulla per farsi un’idea di un film come di un romanzo. Quello che vi racconto è l’atmosfera e le sensazioni che sono arrivate a me. Entri nella guerra: d’accordo ci sono decine di film che ti portano dentro un conflitto, ed ormai siamo abituati ad un realismo che ti frusta. Qui non è da meno, e questo è il primo punto a favore, perché se è vero che di battaglie ne abbiamo viste tante è anche vero che è sempre un’emozione forte vederne una ricostruzione, perché ti insegna sempre qualcosa; inoltre, fatto ancora più importante secondo me, è che la guerra in questione è la “nostra” seconda guerra mondiale, nella nostra Italia, nella nostra Toscana, vicino a dove facciamo i picnic a goderci il meraviglioso paesaggio che ci invidia il mondo. Noi giovani di questa generazione sappiamo troppo poco, troppo troppo poco del nostro passato recente, delle sofferenze dei nostri nonni, di bambini che potrebbero essere quasi nostri figli che imbracciano un fucile morendo per un ideale o semplicemente per sopravvivere o vendicare. Sappiamo poco e poco ci interessa, perché a noi per fortuna non è toccata quella sorte, e siamo sempre in tempo a piangere due lacrime dietro un bel film sull’olocausto o a dire “certo che tempi”, o scuotere la testa di fronte ad un ennesimo racconto di ex partigiani, o delle nostre bis-nonne che si sono viste strappare il figlio dalle braccia.

Non so voi ma io ogni volta che mi trovo di fronte all’esigenza di dover rintracciare un ricordo collettivo del nostro essere italiani, o un libro che ho letto, o un racconto ascoltato, mi vergogno sempre un po’ di essere come sono, di preoccuparmi perché la benzina sale, perché non posso comprarmi una macchinetta fotogafica da 400€, del lavoro, della difficoltà, di ogni difficoltà…che a paragone di altre sono palline in un mare di merda. Mi vergogno e vorrei essere stato lì per non essere così poco attento alle vere esigenze, per non credere di non meritarmi questo benessere, per cercare di scacciarmi di dosso questa indifferenza, per capire di più cosa vuol dire vivere. Solo che dopo essermi vergognato e dopo qualche riflessione in silenzio fuori dal cinema ricomincio tutto, e senza arrivare al consumismo penso di cosa posso sfondarmi la sera a cena. Vorrei essere stato lì, facile a dirsi. In realtà so che sarei morto in poche settimane. O forse no? Non lo so, perché è solo nelle difficoltà vere che la vera forza scappa via dall’involucro di una pelle incremata. Vorrei essere stato lì. Ma che dici, stai zitto che è meglio.

Quando ci sono film del genere, del nostro genere italiano, e di fattura squisitamente americana, io ringrazio il regista e la distribuzione, ringrazio gli attori, la troupe e infine, come sempre, come farò per sempre, ringrazio il Cinema, che mi dà la possibilità di continuare a vergorgnarmi, che altrimenti me ne dimentico.

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