Un giorno che di perfetto ha solo la marchetta

Neanche vorrei spenderci parole e tempo, ma velocemente vorrei commentare lo schifo dell’operazione commerciale e, in quanto tale, marchettara ( dal De Mauro : estens., scherz., lavoro non particolarmente impegnativo che ci si accolla per compiacere qcn. o per ricavarne un minimo guadagno) che estendo ad inglobare una vergognosa e risaputa tendenza a ficcare nomi altisonanti in film dove di tragico c’è solo l’idea di voler shockare con la crudeltà umana declinata nell’agire più comune, come se ci volesse un Ozpetek per ricordarcelo, non bastano i giornali e la voglia di girare gli occhi di fronte all’orrore di ogni quotidiano giornale.

Prendi un regista che si trascina un nome per passate glorie, prendi attori che vogliono rinvigorire il loro prestigio lavorandoci insieme, prendi un’autrice che ha vinto un premio Strega per un altro libro, e prendi che in Italia i registi non sia mai siano cantastorie, ma elevatissimi artisti ed autori dalle elevatissime e troppo abili indagini sull’uomo. Prendi tutto questo e capisci che tutti i soldi che hanno sborsato per produrre questo vergognoso ed irrispettoso film sono serviti solo ad alimentare le autorevolezze di qualche attore conosciuto (bravo, per carità) e a far crescere il nome di qualche sconosciuto giovincello che fa questo mestiere perché amico di chissà chi (faccia da pesce e accetto da borgataro senza alcuna sfumatura – un cestino dell’immondizia con la bocca).

E poi senti quella che ti dice alla fine del film: “ma beh…si si, certo, mi è piaciuto, beh ma Ozpetek è così, perché non lo conosce?”. Bah, veramente io conoscevo un regista discreto nel raccontare storia di dolori omosessuali ed amori difficili, non uno che, come ho sentito dire ad una ragazza in fila ad un altro spettacolo “racconta tutta una tragedia: no, no, io non ci vado più a vedere un suo film, è tutto un dolore di qua e di là, e non se ne può più”. Parole sagge signora mia, sagge come chi va al cinema per perdersi in una storia, e non per rimpiagere di esserci entrato e voler scappare via dopo i primi dieci minuti.

Però continuano a dire che Mastandrea è bravo…beh, certo ora che ha fatto un film col Maestro è passato di livello.

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