alla fine il giorno è venuto

lunedì, giugno 30, 2008

E’ venuto per me il giorno di vederlo: E venne il giorno, ottavo film del regista indiano M. Night Shyamalan, esploso con il fantastico Il Sesto Senso.

Ne avevo già parlato ma ora posso dire, con coscienza visiva oltre che pre-visiva, che la pellicola vale per atmosfera e spunto ideativo, ma non per costruzione narrativa e articolazione di messaggio. Il che non è necessariamente un difetto. Mi spiego: come l’insuperabile Gli uccelli di Hitchcock, qui il tema è la natura contro l’uomo, senza troppe spiegazioni sul perché o sul cosa fare, sul prima o sul dopo. La natura si stufa dell’uomo, la natura combatte l’uomo.

Shyamalan dice ciò portando lo spettatore a temere, come i protagonisti, di un nemico che non ha odore, né sapore, né colore, che viaggia con il vento, che é il vento, come può essere il verde delle piante, come il polline. Un nemico che non dà preavviso, ma che arriva e determina rituali individuali autolesionisti in mezzo ad una collettività immobile da cui emergono i futuri suicidi con passo a ritroso. Le conseguenze di questa premesse concretizzate nella regia del film sono due: visivamente il momento di follia auto-massacratoria è molto attraente, e si nota il gusto e la dimestichezza di Shyamalan nel riproporre l’inquietudine attraverso gesti insoliti che spezzano improvvisamente la normalità; seconda conseguenza, l’assenza di un nemico visibile ha il potere di portare la paura al di fuori dello schermo, alla prima vista di una pianta fuori dalla sala. Non importa in fondo molto che non si spieghi davvero cosa succeda al mondo (seppure un abbozzo di teoria c’è) né che non ci sia un finale (proprio come non c’era nell’immenso capolavoro di Hitchcock), né che i buoni non trionfino.

Ciò che rende dunque il film un buon film è la sua extra-schermalità, cioè il suo innestare dentro gli spettatori la paura per un elemento che ci circonda ogni giorno e in più in una cornice di preoccupazione globale proprio riferita ai mutamenti climatici con conseguente riassetto della natura a scapito dell’uomo (non a caso il film è uscito in questo periodo), e che sia (macabramente) affascinante rimanere con l’ansia appesa ad un filo che non si allenta mai, per ogni gesto, ogni attesa delusa e poi soddisfatta, ogni luogo, ogni personaggio (chi sono i cattivi e chi i buoni?).

Questo è merito dell’idea di base e della regia. Dunque, per me è un buon film.

Piccola nota sui dialoghi: non so se sia colpa di una strana traduzione (ne dubito), ma escono fuori ogni tanto delle frasi senza troppo senso, legate ad una sorta di oniricità stile Alice nel paese delle meraviglie, che a volte ti fanno dubitare di stare vedendo la rappresentazione di una realtà probabile o di un sogno, o meglio un incubo. Ma in fondo, il film è sempre un sogno, e come tale più vero di questo mio scrivere sul blog.

Parliamogli con amore, alle piante.


John Lennon

domenica, giugno 29, 2008

John Winston Lennon nasce a Liverpool, il 9 ottobre 1940. A cinque anni la madre Julia lo affida alla zia Mimi, che gli compra la sua prima chitarra sentenziando che però “non ti darà certo da vivere”. La casa di Zia Mimi, in cui Lennon vive fino al 1963, è un centro importante della produzione dei Beatles, dove i quattro scrivono diverse canzoni.

Constatando il suo talento nel disegno Zia Mimi lo iscrive al Liverpool College of Art, dove inizia ad appassionarsi alla musica e al rock’n’roll e dove forma verso la fine degli anni ’50 il suo primo gruppo musicale, i Quarrymen. Proprio durante un concerto della band incontra Paul McCartney, che entra a far parte del gruppo nel 1957, seguito poi da George Harrison nel 1958. Nel 1960 i Quarry Men cambiano il loro nome in The Silver Beatles. Nel 1962 entra anche Ringo Starr, sostituendo il “quinto beatle” Pete Best.

Dal primo matrimonio con Cynthia Powell, nel 1962, nasce Julian, mentre la seconda moglie Yoko Ono gli dà Sean. John è un artista completo, facendosi apprezzare anche come attore, nei film dei Beatles (Help, Magical Mystery Tour) e non (Come vinsi la guerra), come scrittore, e ricordato per i numerosi attacchi verso le istituzioni, la ricchezza, la guerra (restituendo nel 1969 il titolo di “baronetto”, ottenuto nel 1965, per protestare contro la politica militarista del governo britannico) e la religione. Famoso il Bed-In di protesta del 1969, in cui rimane a letto una settimana presso l’Hotel Hilton di Amsterdam, seguito da tutti i media, con la sua nuova moglie, Yoko Ono, durante il quale registrano insieme Give Peace a Chance come Plastic Ono Band, la band formata insieme in quell’anno, di cui fa parte anche Ringo Starr. Verrà costantemente controllato dalla C.I.A. per il suo impegno politico.

L’intromissione di Yoko Ono nella vita e nelle composizioni dei Beatles accellera la rottura con il gruppo, che si scioglie nel 1970. John e Yoko portano avanti due rispettivi progetti da solisti come Plastic Ono Band (John Lennon/Plastic Ono Band ). Nel 1971 incide l’album Imagine, il suo secondo, che contiene la sua canzone simbolo. Seguono poi Some Time in New York City (con Yoko Ono, 1972), Mind Games (1973), Walls and Bridges (1974), Shaved Fish (selezione antologica, 1975),  Double Fantasy (con Yoko Ono, 1980).

Muore l’8 Dicembre 1980 di fronte al Dakota Building, il lussuoso palazzo in cui risiedeva, colpito da quattro colpi di pistola sparati da Mark Chapman.


Wall•E

sabato, giugno 28, 2008

Nel 2700 la Terra è ormai un immensa pattumiera (mai così vero già ora), e la razza umana migra in una stazione spaziale. A ripulire il pianeta rimangono solo dei robot spazzatori, che per un errore di programmazione si disattivano. Tranne uno. Che forse non è solo programmato per pulire…

Wall•E è un nuovo cartone animato (sembra ormai riduttivo chiamarli così, i sempre più evoluti film d’animazione hanno poco a che spartire con i vecchi disegni animati delle principesse e dei baci magici, suppure i migliori riescono a mantenere quell’atmosfera da fiaba che ci faceva sognare da bambini, senza affondarla dentro la computer grafica), una nuova favola che si preannuncia teneramente meravigliosa.

La firma la Disney-Pixar, e già gli occhioni del robottino formato E.T. ti catturano da subito, togliendoti il dubbio se andare a vederlo o meno. Wall•E sta per “Waste Allocation Load Lifter Earth-Class, cioè Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti”, ed è previsto in Italia per Ottobre 2008.

Ecco il trailer


iphone vs donne e obesi

sabato, giugno 28, 2008

In un articolo del Los Angeles Times alcune businesswomen attaccano l’imminente iphone, la cui nuova versione esce l’11 Luglio anche in Italia.

Il problema? Essendo l’iphone un multitouch, cioè utilizzante una tecnologia che non prevede tasti ma il tocco dello schermo per lanciare i comandi, le donne con le unghie lunghe non riescono a toccare comodamente lo schermo per inviare i comandi. Stesso problema per le persone con le dita grosse: toccare un tasto virtuale diventa complicato.

Ora, c’è una soluzione a tutto ciò, secondo me:

NON VE LO COMPRATE!

E’ un telefonino fatto non per voi donne con le unghiette lunghe, finte, colorate, con i puffi disegnati, da 100€ l’una, che se si spezzano distruggono un’intera giornata e che per essere ricostruite devono aspettare giorni e giorni perché l'”unghiettara” è sempre piena con gli appuntamenti.

Anche a voi, cari uomini e donne dalle dita grosse, dico che l’iphone non fa per voi!

Io non mi vado a comprare un cappellino che non mi entra in testa solo perché è l’unico con quel design. Me ne faccio una ragione.

Pensate, per favore pensate!


Pesa il mondo…pesa!

sabato, giugno 28, 2008

Boy, you gonna carry that weight
Carry that weight a long time
Boy, you gonna carry that weight
Carry that weight a long time

Carry that weight, The Beatles, 1969


Blog amici

sabato, giugno 28, 2008

Se guardate in basso a destra ci sono due blog amici consigliati. La categoria è destinata a crescere;)


Perché bisogna (non) guardare Gomorra

venerdì, giugno 27, 2008

Ieri finalmente sono riuscito a vederlo, il film che ha inorgoglito il panorama cinematografico italiano, vincitore del Grand Prix e del premio Arcobaleno Latino al 61simo festival di Cannes, regia di Matteo Garrone.

Prima impressione, di getto: brividi di terrore. 

Non trattandosi di fantasie orrorifiche stile Nightmare qui il terrore è quello della morte, che per mano di creature umane ti scarica addosso un caricatore durante una tranquilla lampada, o perché sei la madre di uno che ha cambiato lato di appartenenza gruppale. La vita che, veramente, scorre via come acqua sporca dallo scarico della doccia. La vita che puoi perdere senza avere il tempo di chiudere gli occhi per cercare di trattenerla. La vita che io qui vivo tranquillo tra i pensieri di una giornata di lavoro storta e di un mutuo che vorrei permettermi e che poco più a sud altri ragazzi vivono nella sopravvivenza ottenuta da un’azione criminale in più o in meno, e perduta istantaneamente a causa di un gioco mal fatto, di un gesto mal posto, di un tono mal detto. Non puoi vivere se non rispetti le regole. Non puoi vivere se rispetti le regole. Non puoi vivere solo per te. Non puoi vivere solo per altri. In effetti, non puoi vivere. Intorno a te brucia tutto, terra, corpi, sangue, rifiuti. Inutile quasi sopravvivere, in questa condizione ultraterrena: vince il più forte, vince il più temuto, vince il più inflessibile procuratore di punizioni, vince chi non si fa mettere i piedi in testa, e per farlo stacca teste, vince chi si inculca così tanto nei tessuti dei bambini da fargli desiderare di diventare come i fratelloni (“o sei con noi o contro di noi, non esiste altra possibilità”), vince chi non pensa alla vita ma a togliere il potere agli altri, a qualunque prezzo. Vince chi perde ogni umanità, ogni rispetto, ogni riflessione.

E’ talmente massacrante vederti di fronte un documentario (perché di film NON si tratta, e non credo sia giusto reclamizzarlo come tale), un documentario che ti faccia entrare così densamente dentro i dialoghi (sottotitolati dal napoletano stretto) e le azioni di quelle persone di cui alcuni di noi leggono solo sui giornali, lontani come lettere stampate su carta moscia. E’ così massacrante doverti di colpo convincere che cosa accade oltra la tua via di residenza borghese, che la disperazione ti prende e non ti lascia per un po’. Vorresti fare di più, vorresti combattere davanti a tutti contro questa INGIUSTIZIA infinita, vorresti proteggere chi ami, vorresti scrivere a Presidenti e Ministri e chiedere di inviare l’esercito lì dove accade che due ragazzetti giocano a Scarface perché sparare nelle palle a qualcuno “me fa ‘mpazzì”, e si ritrovano con il cranio spappolato in riva al mare.

Vorresti, e poi in fondo ringrazi di abitare qui, lontano da quell’orrore, perché tu probabilmente non ce la faresti, non resisteresti.

Come Gomorra, il mondo dovrebbe essere spazzato via tanto empi sono i suoi abitanti.

 


A Notting Hill nessuno va più

venerdì, giugno 27, 2008

Di recente ho visto “Un amore di testimone”, film lanciato molto più per la presenza di Patrick Dempsey, che da Grey’s Anatomy si trova sparatissimo nel panorama delle commedie hollywoodiane (tanto che ormai, come ogni artista curioso desidera fare, desidera spostare il suo range interpretativo verso il thriller, e comunque fuori dal bravo uomo da commedia). Unico motivo per guardarlo? Per le donne: Patrick; per gli uomini: Michelle Monaghan, bellissima ragazza dalla carriera sorridente, e a breve esplodente. Per il resto il film è trasparente. Solito ritmo, solite battute, solito stile, solite scene, solito finale. E i due protagonisti sono…soliti.

Ad ogni nuova commedia che guardo mi ritorna in mente sempre la stessa considerazione, da quasi dieci anni: nessuna nuova commedia americana supera per sincero rispetto ed equilibrio Notting Hill che, appunto, l’anno prossimo compie dieci anni. Ci si è avvicinata un po’ di più delle altre Scrivimi una canzone, pur rimanendo distante alquanto dal film di Roger Mitchell. Guarda caso in entrambi c’è Hugh Grant.

Perché credo tutto ciò: perché Notting Hill ha dei personaggi che funzionano bene per contrasto (primo tra tutti quello tra l’attrice megagalattica Anna Scott ed il piccolo libraio William Thacker), e interpretati con grazia (vocabolo chiave in una commedia, e forse parlando di recitazione in generale), non estremizzati, non con inutili e strane movenze da commedia americana, ma onesti verso chi guarda. Pensiamo al co-inquilino mutandaro, alla sorella dagli occhi a palla, agli amici sfigati, al collega di libreria: se li avete in mente, vi sembrano esagerati, fuori posto, vi sembrano dei cliché? Io dico di no, eppure alcuni di essi potrebbero facilmente diventarlo, d’altronde lo stile e la struttura della commedia sono sempre quelli: amore difficile, perdita, ritrovo, ri-perdita, situazioni imbarazzanti, personaggi clowneschi.

Notting Hill è: una buona regia, una colonna sonora perfetta guidata da quella When you say nothing at all di Ronan Keating che contiene i fiori della dolce atmosfera di sognante innamoramento (vedi scena nel parco, la sera, preceduta dal geniale “perdindirindina” che William tira fuori come un anacronistico bambino di fine ‘800), il paesaggio affascinante di alcuni scorci di Londra, dialoghi mai banali, situazioni di comicità legate con veridicità ai paradossali personaggi che, proprio per la coerenza di intenti situazione/personaggio, diventano verosimili. 

Perché ormai tutto il senso di una commedia cinematografica è quello di far emergere qualche nuovo attore, e fare qualche soldo con il sicuro pubblico del sabato sera, in cerca di emozioni è di distrazione invece che di onestà artistico-sentimentale?

Risposta: perché al pubblico va bene così. Perché il pubblico ormai non vuole più entrare in un film e perdersi nel suo universo ben costruito e coerente, ma solo uscire dalla realtà di tutti i giorni. Come ciò accada, e dove si va a finire in quell’altrove filmico, non ha più importanza. Ci ricordiamo qual’era il senso della prima proiezione al Grand Café des Capucines di Parigi, in quel 28 dicembre 1895? Il puro e semplicemente grande desiderio di guardare una magia, il movimento su una parete. Non interessava ancora la storia, quello sarebbe stato il passo successivo dopo l’abitudine alla meraviglia della proiezione.

Ora però tutto ciò non c’è più. Il pubblico si è abituato a tutto e basta che gli si dà qualcosa da fare. D’altronde, due ore dentro una sala sono due ore in meno fuori a cercare di fare qualcosa.


Le uscite della settimana

venerdì, giugno 27, 2008

Eccole. Oggi al cinema escono:

Un’estate al mare

Sette storie di mare, con voce narrante/collante e gag. Voto previsto: 4

12 (12 razgnevannyh muzhchin)

Il numero del titolo rappresenta i giurati che devono decidere della sorte di un adolescente accusato dell’omicidio del patrigno. Rivisitazione di ‘La parola ai giurati’ di Sidney Lumet . Voto previsto: 7 e 1/2.

La notte non aspetta (Street Kings)

Un poliziotto in crisi dopo la morte della moglie viene accusato della morte di un collega. Lui va contro tutto e tutti. Voto previsto: 5

Gucha

Versione serba di Romeo e Giulietta. Lei figlia del più grande trombettista serbo si innamora di un giovane trombettista della banda rivale del padre. Se il ragazzo batterà il padre alla tromba durante il Gucha Festival potrà ottenerne la mano. Voto previsto: 7.

Impy e il mistero dell’isola magica

Sull’isola di Tikiwu compare un misterioso uovo che, schiudendosi, porta alla vita il piccolo dinosauro Impy. L’isola viene minacciata dall’arrivo di un cattivo Re che vuole catturare Impy. Voto previsto: 6 e 1/2 

Italian dream

Antonio viene perseguitato da Raniero, un ricchissimo uomo che gli annuncia che lo ucciderà. L’iniziale assurdità si tramuta in un concreto pericolo all’incalzare di Raniero. Voto previsto: 7

Rovine (The Ruins )

Un gruppo di amici turisti in Messico trova qualcosa di terribile tra le rovine. Voto previsto: 4.

 


Bocciati con Lodo

venerdì, giugno 27, 2008

Allora funziona così:

uno ottiene il governo del paese, però ha un po’ di roba in sospeso in tribunale, che potrebbe dargli un po’ di grane. Dunque in fretta e furia, ovvero con Decreto Legge, da subito operativo, crea un pacchetto sicurezza per la situazione allarmante della criminalità italiana (che a ben vedere così allarmante non è se si escludono le considerazioni del governo funzionali a creare consensi). Di colpo infila nel pacchetto un emendamento che prevede di spospendere per un anno i procedimenti per reati sotto i dieci anni, tra cui quello in sospeso che il nuovo capo ha sulla nuca.

Il Csm (Consiglio Superiore della Magistratura), che può dare un parere, dichiara incostituzionale l’emendamento. Il Presidente della Repubblica, che deve ratificare il DL per convalidarlo, già ha espresso perplessità, chiedendo almeno che venga ampliato il range dei reati da sospendere e diminuito il periodo di sospensione.

Al nuovo capo non gliene frega niente. Martedì il testo verrà votato al governo, entrerà subito in vigore, e dovrà essere convertito in legge entro sessanta giorni, perciò il 9 Luglio andrà subito alla Camera per poi rimbalzare al Senato per le eventuali modifiche nella trasformazione in legge, che se non avviene nei tempi annullerà retroattivamente il DL.

Ma non bisogna perdere tempo! Il sicario del capo, tale Alfano, ministro della giustizia, ieri ha completato il testo del nuovo Lodo, un procedimento che regala l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato (Capo dello Stato, del Consiglio dei Ministri, e presidenti di Senato e Camera). Tutti i reati commessi fuori dall’ambito delle loro funzioni istituzionali rimangono bloccati per un mandato (tranne il Capo del Governo, che potrà rinnovarla se verrà rieletto, ma dai!). Queste persone potrebbero anche rinunciare all’immunità (ma dai, pensa un po’!). Oggi il Lodo sarà approvato dal Consiglio dei Ministri, e poi passerà al Parlamento per diventare Legge (il Lodo è un Disegno di Legge (DDL) e dunque dovrà passare tutto l’iter per diventare Legge ed essere operativo).

Ma se uno legge ‘ste cose come può non pensare di prendere a cazzotti uno per uno questi miseri esseri che giocano con un Paese mentre questo crolla tra immondizia e debiti.

Io mi auguro che un gruppo di marziani, visto che stiamo sfrugugliando il Pianeta Rosso, scenda dentro il Parlamento ed il Governo e rapisca tutti, nessuno escluso, per esperimenti sconosciuti nell’iperspazio.

Almeno si ricmoncia tutto da capo.

Schifo!