Domenica, Gennaio 25, 2009

marmellataQuando non riesci a fare qualcosa, cambia punto di vista.


la flessione

Mercoledì, Agosto 20, 2008

eccoci arrivati al primo punto di flessione fisiologico di ogni blog, quello in cui si decide delle sorti dello stesso: o naufraga nel mare del web, oppure si riprende, cioè l’autore lo riprende, e ne consolida la forma.

questo perché, come ogni cosa (la palestra, gli amici, il telefonino, la ragazza), la novità non è più tale e ci si accorge in quel momento se l’ex novità, ora quasi abitudine, può rinnovarsi e provare ad entrare nell’empireo delle “cose con importanza”.

Ci sono state le vacanze, per me poche, ma ciò non conta nulla. Spero che, mio piccolo blog che gode di vita propria, tu riesca a slanciarti e a crescere. Io ti do una mano.

Vi volevo parlicchiare di una serie tv che ho appena terminato di guardare. In America è andata in onda dal  19 settembre 2005 al 6 febbraio 2006, ed in Italia su Fox dal 11 aprile al 20 giugno 2006, e su Italia1 dal 7 luglio al 1 settembre 2007 su Italia1 (benedetta Wikipedia). La serie è stata annullata dopo la prima stagione, che però ha una conclusione non male. La serie si chiama SURFACE e, a mio parere, è mediocre. Però…

e qui vi lascio, ve ne parlo al prossimo articolo, così sono costretto a continuare; avevo detto che avrei aiutato il blog no?

Furbo Andrea, ammazza!!!


Ci sono giorni…

Venerdì, Luglio 18, 2008

Ci sono giorni in cui non capisci se vivi o sopravvivi. In questi giorni è meglio concentrarsi, chinare la testa e farla macinare di pensieri. Anche una sola riga scritta nell’aria con un occhio volante può sollevare la tua condizione e renderti uomo.


Perché Rambo non è Rambo

Domenica, Luglio 13, 2008

Ci sono film che conosci alla perfezione, di cui ti sembra anche scontato andare a leggerti altro, di cui si è detto tutto, di cui ogni singola persona sul globo conosce il titolo, l’attore, la trama. Poi ci pensi meglio, e ti accorgi che tu non lo hai mai visto, o che se lo hai fatto eri talmente piccolo o talmente addormentato che è come se non lo avessi fatto. Si, ti ricordi una immagine, ma più perché fa parte dell’immaginario collettivo mondiale che della tua personale memoria visiva, nella sezione alimentata dalle tue proprie esperienze.

Così è stato per me, guardando ieri Rambo. Se ci pensiamo, di questo film del 1982 diretto da Ted Kotcheff e sceneggiato anche da Stallone (come è stato anche per Rocky, dove invece era l’unico sceneggiatore, grande SLY!), dicevo se ci pensiamo di questo film abbiamo sempre in mente la fascetta, lo sguardo da duro, il muscolo gonfio, ed il mitra. Poi sparatorie ed ammazzamenti.

Tempo fa leggevo da qualche parte che nel vocabolario esiste la parola Rambo. Sono andato a leggere sul sito di garzanti linguistica, ed ecco cosa esce:

s. m. persona atletica che ama esibire il proprio vigore fisico o si rende protagonista di azioni di forza spettacolari.

A parte il fatto, già da considerarsi eccezionale, di come il nome di un personaggio cine-letterario abbia talmente attraversato gli occhi e la mente di ogni paese tanto da diventare una voce da vocabolario, quindi veicolante un senso universale, condiviso, a parte questo dicevo, ciò mi ha fatto comprendere come il mito di Rambo si diventato per ognuno di noi qualcosa che si distanzia infinitamente dalla bellezza e dalla tristezza del film, tratto da un libro di David Morrell (a proposito, il titolo originale del film come del libro è First Blood).

Rambo non è un coatto, non è un esaltato, non è un muscolo impazzito. John Rambo è un povero essere completamente disadattato e disorientato che, come moltissimi suoi coetanei al ritorno della guerra del Vietnam, non sa più chi è e cosa può fare nella vita per sentirsi un essere umano, in una realtà che gli è così ostile da continuare a perpetrare verso di lui l’ingiustizia sociale che aveva subito ai massimi livelli in guerra. Della sua vecchia persona forse non c’è più nulla, e della nuova non-persona la gente ha paura e, come i Vietcong, attacca sentendosi minacciata. Il torto infinito qui però è che quella diversità è proprio la sua nazione ad averla provocata. La sua espressione è la violenza perché da anni usa solo quella, senza neanche parlare. La sua ottusità è causa di una gravissima privazione della sua libertà e del rispetto umano. Il suo occhio spento si accende solo al ricordo delle torture subite. I suoi muscoli sono solo uno strumento di guerra, di vita, non di esibizionismo, come da vocabolario.

Il mito di Rambo, dell’eroe senza paura, è stato completamente ribaltato, e la sua profonda forza, la sua triste bellezza, è quella di essere la vittima più umiliata dalla nostra storia recente, in rappresentanza dei milioni di ragazzi, da ogni parte del globo, che affrontano un assurdo schiacciamento della loro vitalità, della gioia, e della purezza. Rambo siamo noi quando non troviamo un lavoro e non abbiamo una strada, quando lo perdiamo e nessuno è disposto a riconoscersi come persone valide cui dare una nuova occasione per riassettarsi, quando ci fanno un torto e non riusciamo a rispondere se non a parolacce, quando non troviamo qualcosa per cui continuare la giornata, quando ci accorgiamo che quello che abbiamo intorno è fatto di carta velina.

Tutto ciò è Rambo, e sono felice di averlo finalmente visto bene, assaporato, assorbendo una tristezza che nei ‘60/’70 aveva un sapore diverso, di Giungla e armi, ma che è sempre presente, in forme diverse.


Betancourt libera

Giovedì, Luglio 3, 2008

Ci sono giorno che a te regalano un acquisto in pre-saldi, e che ad altri ragalano la VITA! In questi giorni ti chiedi davvero che senso abbia il mondo, se non sai dare importanza alle cose VERAMENTE importanti. Che alla fine si contano su un mano.

Come l’ex candidata alla presidenza della Repubblica colombiana ci sono centinaia di migliaia di persone intrappolate, seviziate, private del primo diritto di ogni uomo: la libertà. A loro io penso in questo momento, mentre mi guardo la mia bellissima borsa, il mio regalo per avere già tutto.


il cinema su YouTube

Lunedì, Giugno 23, 2008

Da mercoledì YouTube avrà una stanza per promuovere film indipendenti. Ogni settimana quattro film di registi poco noti saranno ospitati nel sito, ed ognuno di essi potrà decidere se inserire un pulsante per l’acquisto del dvd o per scaricare a pagamento il film.

Non male, visto che ora come ora il cinema è materia da Rete e le sale sono sempre più prive dell’attrattiva magica del rito collettivo del film-viaggio nell’Altrove. Il business dunque non può che seguire le dinamiche del mercato.

Naturalmente parlo per gli altri, io AMO la sala cinematografica come esperienza prima che come luogo dove vedere una storia. Pertanto lancio un appello.: quando il tempo lo consente, ed almeno una volta a settimana, andate al cinema, anche soli. Perché il film non è solo pellicola, ma anche l’andare in sala, il sedersi, il guardarsi intorno, lo spegnersi delle luci, l’assaporare i titoli di testa, e l’entrare nel mondo visivo. Non facciamo morire la Sala. E’ troppo bella! 


Mr. Jones dice che…

Giovedì, Giugno 19, 2008

Ieri hanno trasmesso Mr. Jones, film del 1993 con Richard Gere. Non mi sembra sia molto conosciuto, eppure è un film che ricordo come interessante per averlo visto intero anni fa (purtroppo ieri l’ho visto solamente a metà, maledette alzatacce all’alba!) .

Della parte che ho visto Mr. Jones, in bilico tra la follia e la semplicemente inaccettabile esuberanza di vita, dice:

Che tragedia diventare adulti

Non ricordo le esatte parole ma il concetto è questo. L’inquadrata psicanalista, che fino ad allora tenta di convincerlo che è malato di depressione, gli dà ragione, cominciando a mettere in dubbio le sue certezze.

Crescere fino a spegnersi nella routine di una non-infanzia. Ricordate quando ci entusiasmavamo anche solo per una nuvola che somigliava a qualcosa o qualcuno, o aspettavamo solamente l’occasione per dimostrare a tutti di avere i superpoteri, o potevamo passare ore a giocare anche solo con un sasso? Ecco, se già non lo ricordate siete molto in avanti nel processo di cristallizzazione dell’entusiasmo, altrimenti: cercate di ritrovare qualcosa della gioia di quando eravate senza pensieri, cercate di non credere che essere adulti vuol dire piegarsi ad ogni sfumatura di negativismo, cercate di non pensare che casa e macchina sia il massimo che possiamo avere dalla vita!

Se ci riuscite, scrivetemi che ho bisogno anche io di fermare il processo in cui sto entrando. Se ci riesco io, scrivo un messaggio da regalare alla Rete, come una bottiglia nel mare.

Che schifo le metropoli!

Ma no dai, è colpa mia che non riesco a ritagliarmi spazi vitali. Vola mio blog, e portami a Puna!


facce parlanti con bocche silenti

Mercoledì, Giugno 18, 2008

Oggi ho letto un articolo su Repubblica, la testimonianza di uno dei tanti immigrati (o emigrati) che affollano le nostre città, che straripano di occasioni per cui è facile essere odiati, che ora sono pericolo, che ormai sono troppi, che non se ne può più, che neanche sappiamo più distinguere dal calderone di “immigrati clandestini”, a prescindere se siano Rom, Romeni, Marocchini, Polacchi, con o senza permesso di soggiorno, brave persone, delinquenti, padri, madri, onesti, vigliacchi. Tutti insieme sono loro, e noi qui a dargli addosso.

Si possono leggere tante testimonianze dell’esperienza mediamente devastante di ognuno di loro, ci si può documentare comprando a circa un euro una delle tante riviste associate alle varie testate, che spesso sembrano più un modo per dare lavoro a chi si proclama giornalista piuttosto che riempire degnamente un’esigenza di sapere, e sapere e sapere…ma sapere cosa che ormai tutto è in Rete e pochi leggono libri. E poi c’è Wikipedia.

Comunque, al di là di tutto, superate le troppo piatte teorie sociologiche del “noi” contro “loro” per rafforzare l’identità, la coesione, e trovare i capri espiatori del male che abbiamo dentro, a prescindere da tutto, dicevo della storia di questo immigrato.

Nulla di nuovo: guerra in Darfur, arruolato improvvisamente da un giorno all’altro, il suo villaggio distrutto, la famiglia dispersa, la fuga in Europa, in Italia, il barcone con un centimentro quadrato di aria, la pressa umana, l’arrivo drammatico, la speranza. Questo ragazzo, di nome Sidig Adam ora lavora, è “inserito” nel noi, e racconta spesso la sua storia per sensibilizzare. Inutile dire che per ogni “inserimento” ci sono cinquanta individui  che rimangono de-strutturati. Nulla di nuovo, e nulla di così tragico, per noi che come massimo pericolo nella giornata temiamo che il pc non parta più.

Io cerco di non ignorare i tanti volti stranierei che in una metropoli come Roma si avvicendano chiedendoti qualcosa o semplicemente vivendo la loro vita. So che molti di loro hanno una forza che io probabilmente non avrei, so che dovrei inchinarmi di fronte a tanto dolore, lontano da tutto e con l’odio che li fascia ad ogni ferita fisica o spirituale. Odio e non bende. Cerco, ma troppo spesso non riesco, mi dimentico, sono troppo nel noi, ho poco tempo da dedicargli (ma corro dietro al download day di Firefox 3).

Ogni faccia chissà cosa potrebbe raccontarmi se la osservassi bene, chissà quanto potrei imparare solo posando i miei occhi su quei visi che, con bocche mute, raccontano, raccontano, raccontano…

Sembra talmente reotrico parlarne. Eppure io tendo a dimenticarmelo che ci sono persone che meritano di essere enormemente rispettate, e che queste persone le riconosci a vista. Ricòrdàtelo, per favore (scegliete l’accento che preferite).


ripensamenti

Martedì, Giugno 17, 2008

C’è questa scrittrice, Pulsatilla, e c’è il suo blog, che ha fatto eco, ed eco, ed ecco che arriva il suo libro dalla scrittura (intuisco, ma lo leggerò) veloce, ironica, pungente, dissacrante, come deve essere una prosa dei nostri giorni veloci che possono trascorrere senza nessun fatto degno di nota, ma che se raccontati bene ne hanno di àncore cui aggrapparsi un momento a riflettere per poi rilasciarsi andare nella corrente.

E allora mi domando se questo mio blog che naturalmente, come chiunque voglia fare il mestiere dello scrittore, spero possa elevarsi dalla rete della Rete, e volare orgoglioso verso il traguardo di un libro con il mio nome sopra, mi domando dicevo se questo mio blog, dal tono superficiale, con notizie futili, con pochissima introspezione, con tante belle figure, con… e senza…, ecco mi domando se questo mio blog è articolato in modo che qualcuno possa notarlo e notarmi, e regalarmi il contatto di un editore che decide di credere in me.

Allora penso a come renderlo introspettivo, penso a come far emergere le mie qualità artistico-letterarie, penso e spero, e mi dico che così non va, così non mi noterebbe nessuno, così non diventerò mai un “pulsatillo”. Perchè in effetti se un blog non esprime le scorze della mia anima a volte grattugiata, a cosa serve? Solo a fornire indicazioni sui film e notizie curiose che trovate spesso su Repubblica?

Ci penso su, e mi rispondo: ma chi se ne frega! Arriverà il momento in cui esprimere me stesso farà decollare questo mio spazio, intanto alcuni miei scritti sono nel mio sito, intanto ho molte pagine con pezzi di storie, pensieri, aforismi, intanto li centellino sempre sul mio sito, intanto mi devo decidere a finire il mio secondo libro, intanto scrivo…il resto verrà.


fantasia vs realtà

Lunedì, Giugno 16, 2008

Alla domanda che cosa è il cinema, cosa rispondereste? Esso è realtà o fantasia? Preferite guardare Lumière o Méliès? Documentarismo o fantascienza? Verità o illusione? Se foste registi raccontereste una storia che rispecchi la dura realtà o una favola magari anche innestata nel reale ma che possa far sognare, evadere?

E’ quello che mi domando ogni tanto, pensando anche a come affrontare uno spazio come questo, un diario in cui si potrebbe, molti lo fanno (ed è forse nato per questo), raccontare dispiaceri, la durezza, anche la gioia, ma spesso la tristezza, di questa vita. Cosa scrivo nel blog, mi domando a volte, come se non ne avessi di cose da dire; e per fortuna il senso stesso del blog è tirarle fuori quando invece non credi che ne valga la pena. Risposta: io voglio scrivere di magia!

Io voglio fare finta che questo mondo non ci sia, almeno quando sono in rete, e scrivere è lo strumento magico con cui posso rendere tutto ciò reale, rendere la magia realtà, e regalarla a chi mi legge, per dimenticare tutto ciò che si vuole, e credere che tutto abbia uno scopo nobile, un meritato senso di esistere. Chiudi gli occhi e leggi, mi viene da dire. Lascia perdere ciò che c’è fuori. Tanto appena apri gli occhi, e devi farlo quasi subito, ti ci trovi di fronte, alla realtà, e allora giù a testa bassa per affrontare la durezza, lo scontro, i dispiaceri, la sensazione che tutto vada come vuole, senza che tu possa stravolgere nulla.

Guarda, mi dico a volte, tu puoi stravolgere tutto. E allora scrivo.

Certo, a volte non ho voglia di ignorare quello che mi circonda, ma molto più spesso voglio scrivere ad occhi chiusi.

“Credo che nei film di Spielberg ci siano tutte le risposte ai dubbi della vita” diceva qualcuno odiato pressocché da tutti i miei coetanei. Sapete perché diceva questo? Perché Spielberg ha capito che per affrontare la realtà non serve altro che l’immaginazione. Tutto qui.